Autotrasportatori fermi, Sicilia in crisi – di Franco Esposito

L’Italia per immagini. Al Giglio l’inferno vero, Milano e Roma paralizzate dalla protesta dell’auto bianche; Sicilia e Calabria teatro di un dramma italiano al quinto giorno di rappresentazione.  Proteste e blocchi stradali, in uno scenario che sembra denunciare l’arrivo imminente di un’apocalisse sociale. La Sicilia protesta contro l’aumento del costo del carburante; si accoda la  Calabria. A ben vedere, l’inferno è anche qui. La benzina ai distributori è quasi esaurita, scarseggiano le scorte alimentari, si svuotanoi banconi dei supermercati, blocchi stradali e presidi di strutture come il Petrolchimico di Priolo rendono problematica l’esistenza di mezza Sicilia: occorre altro, serve altro, come cornice di un quadro che denuncia infiniti disagi? In Sicilia protestano tutti, in agitazione gli autotrasportatori Aias, gli imprenditori del settore agricolo, i pescatori, e i Forconi. Chi sono costoro? Un’associazione di agricoltori, pastori e allevatori della Sicilia. Un movimento tosto, stanco "del disinteresse e dei maltrattamenti delle Istituzioni". Categorie messo in ginocchio, spinte incontro al coma dalle eccise del carburante per trasporti e agricoltura. Un grave problema avvertito nella sua pesante negatività anche in Toscana dai coltivatori di fiori in serra. "Il caro-benzina" ci uccide: servono anche mille euro in più per il gasolio, impossibile andare avanti".

L’Italia rischia di morire di aumenti. Una lenta ma lampante agonia. Strade e città in tilt, in Sicilia. Bloccati il porto di Palermo e la Palermo-Sciacca. Quaranta mezzi pesanti sono stati  posizionati sulla strada; il carburante oltretutto comincia a scarseggiare. La situazione potrebbe precipitare da un momento all’altro. I Forconi ribadiscono che sarà linea dura. "La rivoluzione è pacifica, non vogliamo danneggiare i siciliani, ma far capire a tutti che bisogna trovare una soluzione a questa crisi". I Forconi predicano e attuano un’azione di pesante intransigenza: i presidi in strada, diurni e notturni, 24 ore su 24, proseguiranno almeno fino a domani, salvo segnali positivi provenienti dal tavolo di concertazione in allestimento da parte dell’assessore regionale ai trasporti. Gli esiti sono attesi in giornata. "Ma le categorie e i soggetti interessati saranno tenuti a sottoscrivere un patto di legalità, con il quale si impegnano a denunciare eventuali infiltrazioni delle organizzazioni criminali".

Portata avanti con fermezza, la protesta comincia a evidenziare serie dolenzie sulla pelle delle popolazioni. Mentre le Istituzioni, per bocca del procuratore antimafia Pietro Grasso, paventano il rischio d’infiltrazioni della criminalità nelle pieghe dell’agitazione. Siamo all’allarme sociale. "Gli infiltrati della criminalità intimidiscono e paralizzano esercenti e commercianti".  Due categorie che hanno deciso, per protesta, di abbassare le saracinesche a Lentini, Noto e Priolo. Sarebbe dovere di tutti impedire la lenta morte dell’isola. A Messina prosegue la protesta degli autotrasportatori: presidiati senza sosta i caselli autostradali. Decine di mezzi pesanti, Tir e camion fermi sui due lati della carreggiata, lasciano aperto un varco che consente il normale  transito di auto e pullman. Blocchi stradali impediscono la raccolta dei rifiuti a Gela e nella provincia di Caltanisetta. Dove i commercianti sono scesi in piazza a manifestare. Sit-in e quant’altro. Il mercato ortofrutticolo rimane chiuso fino a domani, nella migliore delle ipotesi. Immagini di vita italiana che non funziona. Disfunzioni e conseguenti disagi come effetti  della protesta contro l’aumento dei prezzi del carburante. Sotto quest’aspetto, il Governo affamato di soldi sembra essersi infilato in un vicolo storto, non ancora cieco. Gli autotrasportatori hanno tolto la chiave di contatto dal cruscotto. I motori dei mezzi pesanti hanno smesso momentaneamente di cantare. In Sicilia stanno mettendo in crisi anche il settore alimentare. I siciliani, se l’agitazione continua, dovranno mettersi a stecchetto. La protesta già si riflette sul trasporto delle derrate e delle merci. Accogliamo l’invito premuroso e accorato di Monti. Salviamola, l’Italia: è nostro dovere e interesse di tutti, con la speranza di mantenerci il più lontano possibile dal precipizio. In Sicilia la situazione è difficile, certe proteste uccidono l’anima prima del corpo. L’ultima immagine, almeno questa non brutta, è il piccolo corteo delle autocisterne piene di carburante che vanno a rifornire i mezzi di soccorso degli ospedali e l’aeroporto di Catania. Preoccupiamoci, non mandiamo tutto all’ammasso.

NESSUN COMMENTO

Comments