Attentato a Brindisi e terremoto in Emilia: doppio dolore italiano – di Carlo Di Stanislao

Un fine settimana più tragico non si potrebbe immaginare, con una sedicenne dilaniata da una bomba all’entrata di scuola ed un sisma che ha colpito in un’area che sembrava esserne esente, causando sette morti, cinquanta feriti e migliaia di sfollati.

La bomba, rudimentale ma non meno letale e vigliacca, è stata fatta esplodere alle 7,55 di sabato, all’ingresso di un Istituto Tecnico Femminile che porta il nome di Francesca Morvillo e Giovanni Falcone, probabilmente da uno squilibrato in guerra con il mondo.  Ma questo con cambia il clima di terrore che ora agita 30 milioni di italiani che si chiedono se, andando a scuola, i loro figli siano al sicuro.

Dapprima si era pensato alla malavita organizzata, poi alla eversione, infine, un video, mostrerebbe che a premere il telecomando che ha fatto esplodere l’ordigno composto da due bombole di gas, sarebbe stato un 50-55enne, immortalato da una vicina telecamera a circuito chiuso. Nei fotogrammi appare vestito con giacca, pantaloni chiari e scarpe da ginnastica, ma il volto non è distinguibile, per cui non è ancora stato identificato.

I funerali della giovane vittima, Melissa Bassi, appena sedici anni e tanti sogni che non si potranno più realizzare,  si sono svolti ieri, nella cattedrale, in una Brindisi a lutto, con il sindaco Mimmo Gonzales che ha invitato tutti i cittadini a partecipare.

Vi ha preso parte il padre, distrutto dal dolore, ma non la madre, piegata da una sofferenza senza fine.

A Don Ciotti, che ha celebrato il rito, è stato chiesto cosa si fossero detti lui e il papà di Melissa nell’incontro in chiesa ed egli ha risposto che una sola cosa poteva dire: “mi ha detto che oggi il gatto cercava Melissa ovunque ed è poi scoppiato a piangere”.

Un lungo applauso è stato dedicato al papà e alla mamma di Melissa durante la manifestazione della "Carovana nazionale contro le mafie" che ha fatto tappa ieri mattina a Mesagne, paese natale della ragazza.  Alla manifestazione c’erano il presidente nazionale della Carovana, Alessandro Cobianchi, don Luigi Ciotti, il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, i sindaci di Mesagne e di Brindisi e il presidente della Provincia di Brindisi, Massimo Ferrarese.

La Carovana ha anche incontrato il presidente del Comitato antiracket del comune brindisino, Fabio Marini, al quale nella notte tra il 4 e il 5 maggio la criminalità ha danneggiato l’auto con una bomba. A lui è stato portato un messaggio di solidarietà e di incoraggiamento nel continuare a svolgere l’impegno finora portato avanti.

Ma la criminalità non c’entra nulla, poiché è ormai evidente che a uccidere Melissa è stata l’ordinaria follia che ormai serpeggia nella nostra società,  senza risparmiare più nulla. Niente mafia, niente terrorismo eversivo e niente massoneria, sicchè la scritta dei ragazzi pugliesi che recita “Noi ci rialzeremo”, va rivolta come monito ad una società sempre più folle e sempre meno in grado di impedire l’esplosione di sconsiderati gesti di follia.

Oggi la scuola Morvillo-Falcone ha aperto le porte, non perché non sia in lutto, atroce, per Melissa, ma per testimoniare la voglia di non lasciarsi intimorire e di andare avanti.

Ma intanto il sogno di Melissa Bassi, che organizzava sfilate di moda con le sue compagne a Brindisi dopo essersi buttata giù dal letto ogni mattina perché la corriera la portasse a scuola in tempo, è stato infranto.  E non ha davvero importanza se a farlo sia stato un singolo o una organizzazione, lei è morta e la sua morte ha gettato tutti nello sconforto e nella paura.
In rete, sul social network Twitter, è stata lanciata l’idea che sia proprio la moda italiana a dare una mano a chi è rimasto ferito e disperato, dopo la bomba al Morvillo-Falcone e che i grandi della nostra industria, i brand che illuminano le vetrine delle capitali del mondo, aiutino quei ragazzi a non disperdere le speranze, con stage, realizzando le loro idee, avviando un laboratorio che li tolga dall’isolamento.

Si perché adesso, di quell’Istituto già lo scorso anno premiato per il suo impegno sociale, con ragazzi entusiasti, insegnanti che sopperiscono alla mancanza di attrezzature con l’impegno e genitori non risparmiano energie, dopo il diploma vi è solo una prospettiva: la disoccupazione, con il 50% dei maschi che non trova lavoro ed una cifra ancora più grande per le donne. Espressione di un Mezzogiorno dove la vita è sempre più difficile, con giovani sempre più disperati ed ad altissimo rischio.

Certo l’iniziativa di Twitter non è molto, appena un esile filo, ma è comunque un bel messaggio di speranza. La stessa di cui ora hanno bisogno i cittadini emiliani, colpiti l’altro ieri da un terremoto che ha provocato sette morti e almeno 3mila sfollati.

La notte scorsa è passata abbastanza tranquilla, anche se la pioggia è stata incessante e battente e la terra ha continuato continuata a tremare. Nel centro di raccolta allestito nella palestra di Moglia dove sono sfollate più di un centinaio di persone, i sopravvissuti ora si preparano a nuovi giorni di sofferenza, perché è ciò che resta o non resta il vero incubo dopo un terremoto. Ricostruire le cose, la fiducia, la comunità,  costituisce la vera sfida.

La scossa più forte nella notte fra sabato e domenica, alle 4,05 del mattino, con magnitudo 5,9, ad una profondità di 10km, come capita per i terremoti più distruttivi. L’epicentro e’ stato localizzato a 36 km a nord di Bologna, con una durata di venti secondi e varie repliche successive.

Il leader Mario Monti è rientrato in anticipo dal vertice americano ed espresso solidarietà e dolore sia per i tragici fatti di Brindisi che per il terremoto in un’area italiana che non sembrava a rischio.

La cosa più grave, comunque, in questo fine settimana orribile, è che il clima melmoso che avvelena l’Italia non tende affatto a migliorare. Un clima da Paese allo sbando, senza una coscienza civile vera e diffusa, una coesione sociale, un vero spirito di legalità condivisa e che non sa più condividere  valori fortemente legati alle tradizioni e ai costumi dei singoli territori e delle diverse comunità. Con l’aggravante di costi aumentati del 22% dall’inizio dell’anno,  con un incremento dell’8,7% per le famiglie, nonostante i consumi siano crollati del 10,6% e lo stato abbia incassato il 17,7% in più di accise.

Il nostro Paese, con la percentuale di disoccupati ha raggiunto quasi il 12% e il 35% trai giovani fino ai trent’anni, con un divario sempre più netto fra ricchi e poveri, con attentati e follia diffusa, sembra tornato indietro di trenta anni. E piangere per Melissa e le vittime del terremoto del Nord-Est, equivale a piangere per l’intero Paese.
 

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