Ater, la denuncia di Santori (Fdi): “Regione Lazio svende 1000 locali pubblici alle banche”

“Per chi non se ne fosse accorto, in Regione Lazio sta andando in scena uno spettacolo indecoroso al cui confronto sfigurerebbe anche Mafia Capitale”

“Sul sito di Ater Roma è pubblicato un bando scandaloso voluto dalla Regione Lazio e dai vertici dell’azienda dell’edilizia residenziale regionale che punta a realizzare un fondo immobiliare gestito dalle banche dove far confluire il patrimonio di immobili non residenziali e diritti edificatori per circa 200 milioni di euro per 1000 locali, con tutte le conseguenze del caso. Tutto questo per pagare un debito ingente che pende come una spada di Damocle sulla stessa sopravvivenza dell’azienda”. Così in una nota Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia.

“Si tratta della stessa operazione già avallata dal presidente Nicola Zingaretti per l’Ipab Sant’Alessio Margherita di Savoia, ente pubblico di beneficienza per ciechi vigilato dalla Regione, dove c’erano in ballo 700 immobili di cui 190 tra alloggi e locali commerciali al centro storico per 1 miliardo e mezzo di euro ma valutati solo 222 milioni. Un affare da capogiro e una procedura anomala che abbiamo denunciato, e che solleviamo anche per l’Ater di Roma e su cui chiediamo immediati controlli da parte dell’Anac e della Regione Lazio. Perché vendere i locali ed affidare diritti edificatori a delle banche? E perché mettere prezzi di vendita così alti per i locali, rischiando bandi deserti per poi giustificare l’immissione degli stessi nel fondo?”.

“Per chi non se ne fosse accorto, in Regione Lazio – conclude Santori – sta andando in scena uno spettacolo indecoroso al cui confronto sfigurerebbe anche Mafia Capitale, considerando che centinaia di immobili sottostimati stanno per essere affidati ad un privato, per un affare da far tremare i polsi. Così, se da una parte non si riscuotono gli affitti, dall’altra sembrerebbero risultare assurdi sconti a realtà ‘amiche’ morose da decenni. Inoltre, si continuano ad emanare provvedimenti senza pubblicarli sul sito internet aziendale, in barba ad ogni principio di trasparenza della pubblica amministrazione, forse per mantenere uno stato di maggiore vaghezza in cui è più facile operare certe scelte”.