Articolo 18, tanto fumo e niente arrosto – di Marco Zacchera

Scusate, ma non riesco ad appassionarmi al dibattito ormai annoso legato al famoso “articolo 18”. Mi dite, alla fine, dopo settimane e mesi di chiacchiere, che cosa mai conti in concreto per il rilancio effettivo del Paese? Quello dei licenziamenti è un aspetto minimale di un sistema che non va, dove non c’è concretezza circa le decisioni da prendere e le imprese sono vincolate ben più dai vincoli assurdi di una burocrazia cieca e sorda rispetto ai problemi per un licenziamento-limite che di solito è più che giustificato.

E poi perchè statali e parastatali devono esserne esentati avendo allora la certezza del posto fisso “comunque”, sia che lavorino con volontà e intelligenza o meno?

Fatte salvo le garanzie economiche del lavoratore, che altro si può fare? Molto, se si volesse dare rilancio alla nostra economia, ma mi sembra che mai come su questo tema il  governo stia dimostrando tutti i suoi limiti: ha licenziato un testo pieno di buone intenzioni ma povero di concretezza e che verrà ulteriormente edulcorato in parlamento.

Tutto questo perchè è il PD a determinare l’esecutivo, PD che non può scaricare la CGIL  che ne condiziona i voti (oltre che le liti interne) e così alla fine in concreto non cambia nulla. Nello stesso giorno dello stentato avvio parlamentare del disegno di legge Marchionne era a Detroit annunciando che la  Chrysler si può dire sia uscita dalla crisi, certo con aiuti e sacrifici, ma già ora con 4.000 dipendenti in più. Il tutto mentre la Fiat è ferma per lo sciopero degli autotrasportatori e delle bisarche (torniamo al discorso “costo gasolio…”) di cui però non parla nessuno: sbaglio o costa molto di più questo stop produttivo che qualsivoglia articolo 18?

*già deputato PdL, sindaco di Verbania

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