Argentina, su Colombo opinioni rispettabili: ma attenzione a chi vuole dividerci – di Marco Basti

La vicenda del monumento a Cristoforo Colombo sembra avviarsi alla soluzione voluta dalla presidentessa dell’Argentina, cioè la cacciata del monumento a Cristoforo Colombo dalla piazza che porta il nome del grande genovese. E’ vergognoso che il governo abbia deciso disfarsi di un’opera monumentale dal profondo significato storico, culturale e sentimentale, senza la minima aderenza alle regole, alle leggi e al rispetto della dignità della nostra comunità. Un’opera donata un secolo fa dagli emigrati italiani che contribuirono in modo determinante a fare grande l’Argentina, in segno di riconoscenza e di fratellanza al popolo argentino.

Altrettanto vergognoso è stato l’atteggiamento del governo della città, che non ha mai fatto valere i suoi diritti sul monumento per preservarlo e mantenerlo al suo posto e che dopo una adesione strumentale alle proteste della nostra comunità, ha negoziato il trasloco dell’opera di Zocchi col governo centrale, nel quadro di un pacchetto di accordi su altri temi.

Purtroppo la nostra comunità – rispecchiando la sua realtà – non è riuscita a esprimersi numerosa e coordinata contro il capriccio presidenziale. Tutti, non soltanto questo o quel dirigente, questa o quella istituzione. Siamo andati in ordine sparso, pochi, sprovveduti e le manifestazioni che abbiamo organizzato hanno riunito meno gente che le processioni che si fanno quasi ogni domenica in onore di un santo patrono.

Per di più ci sono stati esponenti e settori della nostra comunità (per fare un esempio, i rappresentanti del Pd in Argentina), che non solo non hanno appoggiato le legittime proteste in difesa dell’opera e del suo profondo significato, ma che, sposando le letture di chi vede nella scoperta dell’America solo la conquista e distruzione di un presunto paradiso, condanna Colombo come parte di una cricca genocida, quasi che sia un personaggio dal quale vergognarsi o volendo nasconderlo, mentre va visto nel suo contesto storico, è l’esponente di una civiltà – non certo quella dei “conquistadores” – della quale ci sentiamo eredi, e della quale siamo fieri, come si sentirono un secolo fa gli emigrati italiani che lo scelsero come esempio dell’uomo del Rinascimento, inquieto, vivace, curioso nella ricerca dei perché.

Cercando di salvare il salvabile, visto che il monumento smontato e buttato per terra rischia un deterioramento che potrebbe essere irreversibile, gli enti di rappresentanza della collettività – Comites, Feditalia e Fediba – si sono rivolti alle autorità spinendole alla ricerca di una soluzione nel rispetto delle decisioni della giustizia, della dignità della nostra comunità, dell’integralità del monumento e della tempestività. Lo hanno fatto con una lettera ai due governi lo scorso 22 gennaio; hanno ripetuto l’invito con un’altra lettera rivolta ai due governi nel mese di febbraio e la settimana scorsa, con un comunicato, hanno manifestato ancora che la soluzione della questione dev’essere soggetta al rispetto della dignità della nostra comunità, dell’integrità del monumento e della tempestività della conclusione della vicenda e inoltre, che il monumento a Colombo sia sistemato in un posto degno e prestigioso se non proprio più di quello dove si ergeva fino all’anno scorso, quasi alla pari, dove possa essere apprezzato, dove la collettività italiana possa finalmente rendergli omaggio come avveniva da decenni, senza che ridicole scuse su ragioni di sicurezza ci impediscano di farlo. Hanno identificato quel posto nell’attuale piazza Rubén Dario, nel quartiere della Recoleta, affacciata ai parchi di Palermo.

Negli ultimi giorni i due principali giornali argentini hanno titolato “La collettività italiana è divisa sul monumento”. Lo hanno fatto perché hanno constatato che oltre alla posizione degli enti che rappresentano la collettività, gli avvocati di varie associazioni che hanno tentato senza successo le vie legali per evitare che il monumento fosse smontato, hanno insistito nell’esigere che il monumento resti nella piazza e che sia rimesso come prima. Oltre a qualche dirigente che, in buona fede, ritiene che si debba continuare a esigere che il monumento sia rimesso al suo posto dietro alla Casa Rosada, nascosti dietro a loro sono comparsi personaggi che non hanno mai fatto parte della collettività e che invece hanno contribuito a dividerla. E con loro, anche settori politici locali che montati nella vicenda del monumento, usano strumentalmente la divisione della collettività per colpire esponenti della politica argentina.

Premesso però che tutte le opinioni sono rispettabili, non possiamo fare a meno di ricordare che la collettività ha una struttura di rappresentanza costituita, da una parte da un ente che rappresenta i cittadini italiani, creato dalla legge italiana, che sono i Comites, eletti col voto popolare; e dall’altra da una struttura di rappresentanza delle centinaia di associazioni italiane in Argentina, organizzato in federazioni e riuniti sotto ad una confederazione. La confederazione è FEDITALIA e la federazione di riferimento e di rappresentanza delle associazioni della circoscrizione consolare di Buenos Aires è la FEDIBA, la quale, vale la pena ricordarlo, ha eletto il suo Consiglio Direttivo e la rispettiva Giunta meno di un anno fa. Come vale la pena ricordare che la sua linea per quanto riguarda la vicenda del monumento di Colombo, è stata spiegata lungo tutte le riunioni mensili dell’anno scorso e che le riunioni settimanali della Giunta Direttiva sono aperte a tutte le associazioni socie della Federazione.

Come è bene ricordare che il progetto iniziale della “Casa Rosada” era il trasloco del monumento a Mar del Plata, progetto per il quale erano stati stanziati trenta milioni di pesos. E che inizialmente si era cercato di bypassare la struttura di rappresentanza della nostra comunità, ricorrendo a singole associazioni che avrebbero dato parere positivo al trasloco a Mar del Plata. E che solo l’azione decisa e unita degli enti di rappresentanza, ha costretto i due governi a cercare una intesa che passasse necessariamente attraverso la consultazione con i rappresentanti della collettività italiana.

C’è da far notare quindi, che negli ultimi nove mesi, ci sono stati momenti diversi in questa lunga vicenda. E’ iniziata quasi di nascosto, poi sono seguite le prime reazioni, purtroppo non molto efficaci. Sono poi iniziate le opere per smontare il monumento, che sono state frenate per un tempo dalle misure cautelari decise in sede giudiziaria. Purtroppo nessuna delle presentazioni presso i giudici sono andate oltre a quelle misure. Nessun giudice ha accettato di decidere sulla questione di fondo della proprietà del monumento e tutti i tentativi per andare oltre la dichiarazione di fermare i lavori, sono falliti. 

Chi oggi si scaglia contro i dirigenti di Comites, Feditalia e Fediba, dovrebbe chiedersi prima, dov’era quando sono state convocate le manifestazioni in difesa del monumento. Chi oggi dice che è meglio lasciare i pezzi smembrati del monumento disseminati nella piazza dietro alla Casa Rosada sa bene – o dovrebbe saperlo – che così come non hanno avuto nessuna remora a smontarlo, non avrebbero indugi a buttarne i pezzi chissà dove. Chi oggi dice che è meglio che si perda il monumento invece di perdere la dignità, evidentemente non conosce il profondo significato che ha quell’opera o, più probabilmente, se ne infischia, perché la dignità della collettività è anche legata alla difesa dell’eredità ricevuta da quanti ci hanno preceduto e il monumento a Cristoforo Colombo fa parte di quel lascito. Chi sostiene che ogni associazione potrebbe portarsi un pezzetto dell’opera, perché resti come testimonianza dell’indegno trattamento che questo governo argentino ha riservato alla collettività italiana, ci ripensi, perché come comunità dobbiamo uscire dalla nostra chiusura, e il monumento ricomposto, anche se in un’altra piazza, sarà sempre una testimonianza per tutta la società argentina della determinante presenza italiana. Spezzettato e chiuso in mille sodalizi, presto si perderebbe il ricordo del suo significato.

I catastrofisti, i disfattisti, i furbi, che soffiano sul fuoco del malcontento hanno gioco facile a strillare, tanto non rappresentano nessuno e non danno conto a nessuno. Ma i dirigenti che legittimamente e legalmente rappresentano la collettività, hanno la responsabilità di conservare quell’eredità (e quindi il monumento) e di mantenere unita la comunità.

In definitiva il monumento resterà a Buenos Aires, sarà collocato in un posto dignitoso, tra i più apprezzati della città, dove la collettività potrà non solo rendergli omaggio, ma potrà utilizzare il posto come prestigioso luogo di raduno per altre manifestazioni. E’ quello che stanno facendo.

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