Anderson, il suo limite è il cielo – di Roberto Zanni

Landus Anderson non ha ancora 17 anni, li compirà in maggio, studia alla Florida High di Tallahassee, scuola affiliata alla Florida State University. È uno di quei ragazzi che farà strada perchè sui banchi è uno dei più bravi, ma anche quando esce dall’aula e si infila in palestra è sempre davanti a tutti.

Anderson, 193 centimetri di altezza, guardia-ala dei Seminoles, è la stella della sua squadra: viaggia a una media di quasi 20 punti a partita, più 8,5 rimbalzi, 2,5 stoppate e 3 recuperi. Un giocatore completo, presente in tutti gli istanti dell’incontro, uno dei più forti nel suo ruolo in tutto lo stato della Florida, le sue partite sono impressionanti, anche perchè gioca con un braccio solo, il sinistro.

Alla nascita Landus ha subito la lesione del plesso brachiale, cioè quella rete di nervi che controllano i muscoli della spalla, del braccio, del gomito, del polso della mano e delle dita, una paralisi che gli impedisce di usare il braccio destro. È come se non lo avesse mai avuto.

Fin dalla nascita ha visto che doveva lavorare il doppio, rispetto agli altri, per raggiungere i suoi obiettivi, anche in quella che è la routine quotidiana, come allacciarsi un paio di scarpe. «Ha una determinazione che è unica – dice la mamma, che porta un nome e un cognome famoso, si chiama Pamela Anderson, ma non fa l’attrice, è vice sceriffo a Gadsden County – non è uno che si mette a piangere. Non è stato facile, ma sicuramente Landus l’ha reso meno difficile».

Con la lesione subita alla nascita Anderson non può usare il braccio destro per nessuno dei movimenti che richiede il basket, non può dribblare, non può aiutarsi per andare a rimbalzo e tanto meno tirare. Tutto ciò che gli altri giocatori fanno aiutandosi con due braccia e due mani, Anderson lo fa con un solo arto, il sinistro. «Vorrei andare a destra, usare la destra – dice il quasi diciassettenne della Florida – ma credo di essere abbastanza bravo come sono, con quello che ho».

Timido, riservato, esprime tutta la sua potenza atletica in campo. «Prende il rimbalzo, poi va, corre sul campo – dice il suo coach Al Blizzard – in campo aperto non lo puoi fermare, non importa a che livello sei». La velocità e la rapidità che esprime sul campo, suppliscono alla mancanza dell’uso del braccio destro e se ancora non ha ricevuto una offerta di borsa di studio da un college, il suo coach è convinto che anche al livello superiore Anderson abbia la possibilità non solo di giocarci, ma di eccellere. Lo dimostrano i suoi numeri e le prestazioni fornite finora e quest’estate è pronto a mettersi nuovamente in vetrina per conquistare una borsa di studio che lo porterebbe a giocare in una squadra di college. «Un ragazzo come Landus e la sua abilità di giocare a basket si vedono una volta ogni 20-30 anni – spiega Curtis Miller, coach della AAU che ha avuto Anderson all’età di 16 anni nel team Florida Extreme, in 30 partite giocate attraverso il sud-est l’estate scorsa – ha un grande talento, può tirare

da fuori, può penetrare, può sopraffare l’abilità dell’avversario, ha quello che si chiama l’IQ del basket. Il cielo è il suo limite». L’estate scorsa ha avuto una media di 21,5 punti e 8 assist a partita guidando la squadra di Miller che ha fatto poi le Final Four del torneo di Orlando.

«Non avrà nessun problema a giocare al livello più alto, cioè il college – ha aggiunto Miller – è un grande lavoratore, dedica tutto se stesso a ciò che fa, ha una straordinaria determinazione. Questo ragazzo ha tutto». Anche se la sua squadra, la Florida High Seminoles, non si è  qualificata la settimana scorsa per la fase finale, per il titolo di stato, Anderson si è dimostrato sempre il migliore anche quando c’è stato da affrontare i team più forti della Florida: ha realizzato 71 punti in 3 partite contro Tallahassee Lincoln, ne ha messi 34 di punti nel canestro di Wakulla, il suo high quest’anno. I Seminoles poi hanno sconfitto due delle formazioni che si sono qualificate per la fase finale e Landus ha registrato 18 punti 6 rimbalzi e 3 stoppate nell’incontro perso 66-60, dopo un supplementare, contro East Gadsden High School, l’incontro che ha chiuso la stagione dei Seminoles (bilancio 20 vittorie e 6 sconfitte).

Al Blizzard, il suo allenatore alla Florida High, dice che il tiro da fuori e dalla lunetta di Landus gli ricordano il figlio Brett che una decina di anni fa ha primeggiato alla North Carolina-Wilmington. E Brett Blizzard, che grazie a lontane parentele ha acquisito la cittadinanza italiana, è a Bologna, nella Biancoblù, dopo essere passato da Cantù e Reggio Emilia ed aver giocato quattro anni nella Virtus, sempre sotto le due torri. Fin dalla nascita Landus ha dovuto confrontarsi con questo grave problema e se in alcuni casi si riesce a recuperare  una certa mobilità, in altri si perde totalmente l’uso dell’arto colpito. Anderson non ha il controllo delle dita e il braccio destro non gli può essere utile durante una partita di basket. «I medici non hanno potuto rimettere a posto i nervi danneggiati – spiega ancora la stella di Florida High – ma alla nascita ho avuto un muscolo trapiantato nell’area del bicipite.  Si sarebbe potuto eseguire lo stesso trattamento anche in un’area più bassa, ma mia madre non ha voluto che si sperimentasse questa tecnica su di me». Pamela, la mamma, lo ha poi  voluto mandare in una scuola con una forte tradizione accademica, ecco perchè l’ha iscritto alla Florida High che fa parte della Florida University. «Anche se ha sempre amato il basket, e questo si sapeva – ha spiegato la mamma – si doveva preparare anche un piano B, per ogni evenienza».

I suoi genitori hanno divorziato prima che Landus iniziasse la scuola, ma entrambi sono stati, e continuano a essere, molti vicini al figlio. Landus vive con la mamma durante la settimana e passa i weekend con il padre, Lindsey Anderson, che si può dire gli abbia trasmesso l’amore per la palla a spicchi: è stato infatti un buon giocatore nella Florida A&M: «Il basket – dice il papà – ce l’ha nel sangue».

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