Amministrative, se a vincere è il voto di protesta – di Antonio Gabriele Fucilone

Queste elezioni amministrative hanno fatto emergere un quadro poco rassicurante per la nostra politica. Il quadro politico che è uscito da questa tornata elettorale è dir poco confuso e ricco di incognite. Vi sono una forte frammentazione ed una sostanziale sconfitta dei partiti tradizionali, quelli che sostengono il governo Monti. Se il Partito Democratico non è cresciuto, il Popolo della Libertà sta pagando pesantemente l’appoggio al governo Monti. Il governo Monti è in caduta libera nei consensi, per le sue scelte, scelte basate solo un rigorismo fiscale molto accentuato e che non hanno portato alcuna riforma seria.

Anche il Terzo Polo non se la passa bene. Infatti, l’unica forza trainante è l’Unione di Centro. Il vero exploit (insieme all’astensionismo) l’hanno fatto i movimenti civici. Tra i movimenti civici è emerso il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Addirittura, a Genova e a Parma i candidati di questo movimento contenderanno le poltrone di sindaco a quelli di centro sinistra nel ballottaggio.

Anche l’Italia de Valori ha avuto una crescita. A Palermo, il candidato sindaco Leoluca Orlando sfiderà al ballottaggio quello di centro sinistra, Fabrizio Ferrandelli.

A Verona è successo quello che qualcuno aveva ritenuto impensabile. Il sindaco uscente, Flavio Tosi, ha riconfermato la poltrona. Egli era sostenuto da sette liste civiche. Ha stravinto la sua personalità. Sicuramente, è stato votato anche da parecchi elettori del Popolo della Libertà che erano in disaccordo con il partito, che aveva scelto di portare un proprio candidato.

Anche la Lega Nord ha avuto un calo, ma è stato contenuto.

Comunque, queste elezioni testimoniano la forte crisi di consensi in cui versano i partiti (tutti) e questa Europa dei tecnocrati e dei banchieri e germanocentrica, ribadendo quello che è successo in Grecia e in Francia. Se non si cambia rotta, potrebbe esserci il rischio di derive estreme. Quello che successe nel secolo scorso, con la salita al potere di regimi totalitari, potrebbe ripetersi. Nei momenti di crisi, chi urla più forte ha sempre la meglio. I partiti riflettano.

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