All’estero prezzi stracciati per circoli e fondazioni, ma la Farnesina chiude le ambasciate

I tagli alla Farnesina durante gli ultimi anni sono stati pesantissimi. Ma durante gli ultimi dodici mesi, sventolando l’alibi della spending review, si è proprio superato ogni limite. In diversi Paesi del mondo addio ad ambasciate, consolati e istituti di cultura. Italiani residenti all’estero abbandonati di fatto a se stessi; e lo stesso vale per le imprese italiane che operano e lavorano oltre confine. Per non parlare dei turisti italiani. Un esempio? 130mila turisti italiani ogni anno visitano la Repubblica Dominicana. Ma l’ambasciata italiana a Santo Domingo ha chiuso i battenti lo scorso 31 dicembre. La comunità locale è nel caos, mentre la Farnesina continua a spendere i propri soldi nominando nuovi diplomatici. 

Non solo. Mentre il ministero si nasconde dietro ragioni di bilancio per smantellare la nostra rete diplomatica nel mondo, si fa pagare una manciata di euro appena per gli immobili che affida all’estero a circoli e fondazioni varie. Un esempio è il Circolo Italiano di Tunisi. Come scrive Francesca Pizzolante sul quotidiano ‘Il Tempo’, citando dati – “frammentari e poco chiari” – raccolti faticosamente dal sito web della Farnesina, il Circolo si estende su quasi mille metri quadri. Si tratta di un immobile “che accoglie migliaia di turisti, con un vero e proprio servizio di ristorazione aperto al pubblico e ben recensito su TripAdvisor”. Un immobile che rientra “nell’immenso patrimonio del Ministero degli Esteri concesso a canone agevolato ad associazioni di comprovato rilievo morale, sociale e culturale. Così come stabilito nel decreto del Presidente della Repubblica che ne disciplina i criteri”. Spulciando i dati, si scopre che il Circolo Italiano “paga allo Stato Italiano 4.500 euro l’anno. Un vero affare, basti pensare che il valore di mercato nella stessa zona va dai 700 ai 1.500 euro al metro quadrato”.

Gli esempi citati dalla giornalista sono diversi. “A Tangeri, l’associazione Gruppo Immagini, della quale al momento non sono reperibili lampanti tracce tanto da attestarne il rilievo culturale, è locata in 1.353,00 mq in Rue Mohamed Ben Abdelwahab 1 nel prestigioso Palazzo delle Istituzioni Italiane (Anticamente Palazzo Moulay Hafid) alla modica cifra di 1.500 euro l’anno. A farle compagnia c’è la Fondazione Elisa Chimenti (il cui sito è in costruzione) che corrisponde alla Farnesina 180 euro annui. Per 324 euro, allo stesso indirizzo, compare la Onlus Cospe, impegnata nella cooperazione per lo sviluppo dei Paesi emergenti. L’orbita intorno alla quale l’organizzazione gravita è marcatamente di sinistra. Per due mandati è stato presidente Severino Saccardi, eletto nel 2005 nel consiglio regionale della Toscana con la lista dell’Ulivo. Anche l’attuale presidente, Fabio Laurenzi, è vicino al Pd. Nel 2007 fu paventata una candidatura per le primarie delle primarie del Pd toscano”. E te pareva.

Non è finita. “A Washington la società Italian Food and Beverage, dedita alla gestione dei servizi di ristorazione, locata nell’ambasciata italiana, paga 3.659 euro l’anno per 170 mq. In Argentina la Fundacion Cultural Coliseum gestisce l’omonimo teatro, di quasi 5.000 mq, per poco più di 13mila euro l’anno. Presidente della fondazione è Cristiano Rattazzi, terzogenito di Susanna Agnelli e Urbano Rattazzi, presidente di Fiat Argentina. A Buenos Aires l’associazione italiana Cristoforo Colombo che dirige l’omonima scuola privata con tanto di selezioni d’ingresso e rette da pagare, corrisponde allo Stato Italiano poco più di 3.000 euro l’anno per un patrimonio che si estende per 8.451,55 metri quadrati. Molti di questi canoni sono stati rinnovati da poco. Complicato comprendere i criteri e le modalità seguite per assegnare i suddetti immobili”. Che anche qui, che anche oltre confine, come in tutte le cose che riguardano il nostro Paese, ci sia lo zampino della politica? (RF)

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