Algeria, 50 anni di indipendenza: tra rabbia e orgoglio

Finalmente, dopo una preparazione durata anni, si comincia: l’Algeria da oggi celebra, con una solo apparente sobrietà, il cinquantesimo anniversario della sua Indipendenza (ufficializzata con il trattato di Evian del 1962), dopo un conto alla rovescia che e’ cominciato da tempo e che ha, in un certo senso, acuito le divisioni nel Paese, che nella lotta per la sua liberta’ ha oggi probabilmente il solo collante. Cinquant’anni fa l’Algeria conquisto’ l’Indipendenza dalla Francia con una sanguinosa guerra, che fece morti in tutti e due gli schieramenti, che non erano solo i combattenti dell’Fln algerino o dell’Arme francese o dei terroristi dell’Oas, l’Organizzazione armata segreta, ma soprattutto, non certo per loro scelta, i civili.

La Storia scritta dagli algerini – i vincitori – porta comunque poco rispetto ai morti degli sconfitti, considerandoli un danno collaterale della grande guerra di liberazione, perche’ i morti veri furono quelli della loro parte e non tenendo in considerazione che ai francesi d’Algeria poco importava se erano nati oltremare, considerandosi figli di Francia. Ma quei morti ci furono e, per decenni, hanno costituito una ferita aperta per quei francesi che ancora oggi, seppure con diversa intensita’, considerano l’Algeria una costola di Francia strappata a quelli che erano i suoi legittimi ‘proprietari’ per diritto di nascita. E forse questo, insieme a cinici giochi politici, ha alimentato quel rapporto di odio-amore che divide ancora l’Algeria da quella che era la sua madre Patria e i governanti algerini di oggi s’appellano ancora allo spirito di quelli che, cinquant’anni fa, morirono e uccisero, al di la’ della ‘casacca’ che indossavano. Oggi l’Algeria vuole in un certo senso voltare pagina, ma lo fa con la piena coscienza che, se intende alimentare ancora il senso della Stato e dell’appartenenza, deve crearsi dei nemici seppure virtuali e quindi tutte le celebrazioni, gli eventi, le mostre, le rappresentazioni fanno appello al sangue dei martiri, che ha reso fertile le strutture politiche che, praticamente senza soluzioni di continuita’, sono le stesse del 1962, seppure siano cambiati i nomi dei protagonisti.

Da oggi e per un anno un sito dedicato (www.djazair50.dz), in cui la parte del leone la fa l’agenzia ufficiale Aps, seguiranno in diretta tutte le manifestazioni, dando informazioni in tre lingue – arabo, inglese e francese – con un servizio interattivo che consentira’ a tutti di dare un contributo. Il calendario delle manifestazioni e’ intensissimo e riguarda tutto il territorio nazionale dove le amministrazioni locali, dalle municipalita’ alle wilaya, hanno fatto a gara per organizzare e realizzare qualcosa.

Visti i numeri della guerra di Indipendenza, ogni citta’, ogni villaggio ha il suo martire, morto per mano dei temuti para’ francesi o della Legione straniera, dell’Oas o di altri algerini, poco importa. Cio’ che e’ importante e’ che oggi, dopo mesi di dilanianti diatribe politiche che hanno preceduto e seguito le elezioni politiche, l’Algeria sembra finalmente avere uno stesso obiettivo: celebrare e celebrarsi.

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