Alfano non è come Fini e vi spiego perché – di Margherita Genovese

Caro direttore, io non faccio parte di quella stragrande maggioranza di simpatizzanti del centrodestra che considerano Alfano come Fini. E le spiego perchè. Perchè mi ricordo, e mi sembra che siamo in pochi a ricordarlo, i suoi reiterati e disperati  tentativi di persuadere Berlusconi a tenere unita Forza Italia e a non togliere la fiducia al governo Letta, quando il Cavaliere, assetato di vendetta e malconsigliato dal suo cerchio magico, ha sbandato di qua e di là in un drammatico continuo contrordine sulla fiducia, fino alla figuraccia parlamentare che lo ha visto, terreo, costretto a farfugliare l’ennesima posizione, risultata sorprendente perfino ai suoi.

Io non dimentico, ma il popolo italiano dimentica facilmente: ha dimenticato il tradimento di Renzi a Letta (l’hashtag #Enricostaisereno è ormai un lontano ricordo); ha dimenticato le vicende surreali che hanno preceduto la rielezione di Napolitano, ha dimenticato soprattutto che l’unica possibilità di avere un governo dopo le elezioni del 2013 era la formazione di una coalizione, grande o piccola che fosse.

Su quella linea Alfano ha mantenuto una sua coerenza, che non considero vile o poltronistica, ma responsabile e in qualche modo lungimirante. E anche a Quagliarello mi sento di concedere molti punti qualità da spendere nell’attuale panorama politico.

Oggi siamo tutti entusiasti di Renzi, le sue parole sembrano magiche e diffondono speranza; ma sappiamo tutti che se il programma del miracolo si impantanasse, nuove elezioni potrebbero ribaltare i consensi e i risultati.

Già per le elezioni regionali che si avvicinano si muovono i grandi faccendieri e ricomincia la solita solfa: Berlusconi si farà da parte? Le primarie si faranno? Alfano non ha il quid, Toti non ha il quod, Salvini è un pazzo scatenato che auspica il ritorno alla lira e all’isola che non c’è.

Caro Direttore, io non partecipo a questo giro di valzer sui giornali. Non so se sono ancora di centrodestra, ma quando penso ai marò, ai delitti impuniti, ai politici corrotti, ai giudici arroganti, mi capita di sentire la rabbia dell’impotenza e di desiderare un Paese diverso.

Renzi dice di voler cambiare l’Italia partendo dalla scuola. Spero che non si riferisca soltanto agli edifici da ristrutturare o ai precari da stabilizzare. Spero che intenda far passare il messaggio che solo attraverso l’Educazione, parola onnicomprensiva (alla pace, al rispetto della persona e degli animali, all’ambiente, al patrimonio artistico, alla legalità), si può sperare di costruire un futuro di civiltà e progresso.

I nostri genitori e i nostri maestri ci insegnavano l’educazione, semplicemente e senza troppe varianti. Si era educati o maleducati. Oggi è tutto più complicato e difficile. Sia per il centrodestra che per il centrosinistra. In Germania la Merkel guida una coalizione e i commissari europei di fresca nomina fanno riferimento ad aree diverse: speriamo che Renzi continui a pensare di poter lavorare insieme a una parte del nostro centrodestra, quella più moderata e responsabile.