Alfano e i guai del Nuovo Centrodestra – di Giulia Cortese

Il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano – nato nel 2013 da un gruppo di esponenti del Pdl contrari allo scioglimento del partito e alla fondazione della nuova Forza Italia – non conta neppure una sessantina di parlamentari, ma una dozzina di questi è oggetto d’inchieste. 

Ha aderito al partito il governatore calabrese Giuseppe Scopelliti, il quale è coinvolto in una serie di procedimenti penali, in quanto come sindaco, ha lasciato sprofondare Reggio Calabria in un vortice di commissariamenti per infiltrazioni mafiose. Per lui è stata chiesta di recente una condanna a cinque anni di carcere, dopo essere stato già condannato a sei mesi in appello per la mancata bonifica di una discarica a Reggio Calabria. In più, sta affrontando altri due processi.

Il Senatore Giovanni Bilardi, ex capogruppo della lista "Scopelliti presidente", è accusato di peculato nell’inchiesta sui rimborsi per le spese dei gruppi consiliari.

A mettere in forte imbarazzo il leader del Nuovo Centrodestra ha contribuito anche il senatore Antonio "Tonino" Gentile, coordinatore regionale del partito e sottosegretario alle infrastrutture. Vive a Cosenza, città dove ha molto potere e dove la sua famiglia è al centro di una rete di connessioni clientelari. Negli anni ‘90, quando Gentile iniziò a fare politica da socialista assieme a suo fratello Pino (assessore alle Infrastrutture e ai lavori pubblici della Regione Calabria), venne accusato assieme a lui di collusione con la ‘ndrangheta. Nel 1992, l’ex sindaco di Cosenza Giacomo Mancini disse che "Tonino" era circondato e scortato da "un nutrito stuolo di personaggi molto noti alla giustizia". Alle regionali, il pacchetto di voti dei due fratelli vale almeno ventimila preferenze, che per la Calabria sono un numero molto consistente.

Nella regione è chiacchierato anche Antonio Caridi che, secondo un rapporto degli investigatori, avrebbe ottenuto l’appoggio dei clan della ‘ndrangheta alle ultime regionali calabresi. Devono inoltre vedersela con i magistrati Roberto Formigoni, ex governatore della Regione Lombardia indagato nell’affaire Maugeri e San Raffaele per associazione a delinquere e corruzione; Raffaele Schifani per concorso esterno in associazione mafiosa a Palermo; il deputato Paolo Tancredi per un finanziamento sospetto è indagato dalla Procura di Pescara. Infine, ci sono il senatore Antonio Azzolini, presidente della Commissione Bilancio, il quale è sotto inchiesta per truffa ai danni dello Stato e associazione a delinquere per lavori milionari nel nuovo porto di Molfetta, nel barese.

Nel 2011 è arrivata una sentenza anche per un altro deputato alfaniano, Antonio Minardo: un anno per abuso d’ufficio ai tempi in cui era presidente del Consorzio autostrade siciliane. Tutte queste vicende, calabresi e non solo, rischiano di diventare una spina dolorosa per Alfano, che si è detto da subito impegnato a costruire un’immagine riformista e moderna per la sua creatura. Eppure, dal Piemonte alla Sicilia, soldi pubblici sono stati usati per farsi rimborsare cravatte, profumi e notti in albergo da numerosi esponenti del partito.

"I nostri non saranno circoli per mafiosi. Noi siamo la generazione di Falcone e Borsellino. Noi mafiosi e ‘ndranghetisti non li vogliamo, li combattiamo", ha dichiarato recentemente l’ormai ex alleato di Berlusconi. Sono parole che ormai sembrano ritorcersi contro di lui.

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