Alfano, Bersani e Casini non mollano: finanziamento a partiti non si tocca – di Gabriele Polizzi

Alfano, Bersani e Casini hanno detto chiaro e tondo, senza filtri, che rinunciare al finanziamento pubblico ai partiti sarebbe un errore drammatico. In sintesi, secondo ABC cancellare il finanziamento pubblico vorrebbe dire essere condizionati dalle lobby, perchè chi finanzia il partito poi – è il ragionamento dei leader che sostengono Monti – vorrà avere la controparte, vorrà poter dire la sua sulle scelte dell’esecutivo.

Eppure negli Stati Uniti, che è la maggiore democrazia nel mondo, funziona proprio così: i partiti vengono finanziati dai privati. Il finanziamento pubblico ai partiti è odiato dalla stragrande maggioranza degli italiani (ricordiamoci che il referendum lo ha bocciato, e come risposta alla volontà dei cittadini è stato inventato il "rimborso elettorale", cioè l’ equivalente!).

I Radicali, per esempio, negli anni hanno sempre portato avanti campagne per auto-finanziarsi. Si auto-finanzia anche Beppe Grillo, il portabandiera dell’antipolitica, che cresce nei sondaggi: il comico genovese è arrivato oltre il 7%. E comincia a fare paura.

A parer nostro, il problema è sempre lo stesso: se i partiti non sono in grado di agire per il bene del Paese e si fanno facilmente condizionare dalle lobby e da chi mette i soldi, come ammettono i loro stessi leader, non ci pare che facciano una bella figura. Chi finanzia dovrebbe essere spinto dalla condivisione delle idee e dei valori, non certo dalle losche opportunità del potere.

Una cosa è condizionare per l’attuazione di un preciso programma elettorale, altra cosa è condizionare per la spartizione da manuale Cencelli delle risorse pubbliche.

Bersani è stato il primo a difendere il rimborso elettorale ai partiti. Adesso a quanto pare ha convinto Alfano e Casini, anche se, per salvare la faccia, tutti e tre spingono per delle regole più rigide, controlli e certificazioni da enti esterni, senza accennare tuttavia almeno a una sostanziale riduzione del finanziamento, come ci si aspetterebbe.

Sembra proprio che la politica passi più tempo a discutere dei propri guai, a difendersi dalle accuse delle varie procure, a giustificare le proprie ruberie, al modo per tenere stretti a sè più quattrini possibile, anzichè a servire il Paese e al Paese. Su una cosa Grillo ha certamente ragione: se si tolgono i soldi ai partiti, questi sono finiti.

Noi siamo con Mario Giordano, direttore del Tgcom24, che poi ha la stessa posizione presa da ItaliaChiamaItalia già da alcuni giorni: i rimborsi elettorali vadano aboliti del tutto, altro che diminuirli. Viviamo ormai una situazione abominevole, i partiti sono diventati vere e proprie banche amministrate a vantaggio dei pochi azionisti di riferimento. Con soldi pubblici i partiti hanno comprato palazzi, diamanti, lingotti d’oro, si sono pagati viaggi e vacanze, cene nei più lussuosi ristoranti del mondo. Insomma, gli italiani dicono basta con forza. La politica ha l’obbligo di rispondere. Altrimenti qui crolla tutto, in primo luogo la democrazia.

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