Alessandro Manzoni compie 227 anni – di Claudia Crocioni

Oggi l’Italia e il Mondo hanno festeggiato il 227° compleanno di Alessandro Manzoni. Gli esseri umani sono una strana specie. Una volta nati diamo tutto per scontato senza renderci conto che non saremmo nulla più che ignari selvaggi, se la generazione precedente alla nostra non ci avesse trasmesso "la civiltà" evolutasi prima di noi. La stessa civilizzazione che è il frutto della genialità di pochi uomini rispetto all’intera massa. Uno di questi geni che hanno contribuito ad arricchire in positivo l’archivio della nostra società contemporanea è Alessandro Manzoni. A lui i programmi ministeriali dell’istruzione italiana dedicano quasi due ore di lezione ogni settimana, in quasi tutti gli indirizzi di scuola superiore, per un intero anno scolastico. Ma procediamo con ordine.

Perché Manzoni sta alla base della lingua italiana? Nel 1868 Emilio Brogli, Ministro della Pubblica Istruzione, nomina Manzoni a presiedere una commissione la quale proponesse le metodologie per universalizzare la nascente lingua italiana. Secondo Manzoni infatti, dopo che la Nazione era stata unificata da Vittorio Emanuele, Garibaldi e Cavour (1861), la lingua non aveva bisogno di essere imposta agli Italiani ma solo di essere riconosciuta e diffusa. Scrisse così "La relazione dell’unità della lingua e dei mezzi di diffonderla".

La vera novità fu il desiderio di rendere la nostra lingua accessibile a tutti e non più un privilegio elitario. Ricordiamo una citazione dalla sua relazione: "Una lingua è tale se soddisfa le esigenze comunicative di tutta la società". Il suo desiderio fu esaudito poiché dopo decenni di auto perfezionamento e critiche, fu nel 1870 che cominciò ad uscire a fascicoli il "Nuovo vocabolario della lingua italiana".

Manzoni si dedicava alla prosa perché voleva rappresentare un mondo nuovo, dove le classi superiori fossero considerate dal basso e, ispirandosi a Walter Scott, trasformare gli avvenimenti dei "grandi" della storia non nell’argomento principale del romanzo ma nello sfondo delle vicende, dove l’espressività era accessibile e comprensibile all’intera comunità dei lettori.

Vogliamo ricordarlo oggi, non solo per aver contribuito alla "nascita" e allo "sviluppo" dell’italiano come lingua, ma anche per aver individuato il compito dello scrittore, umile ed alto, servile ed elettivo contemporaneamente. E lo facciamo con le sue parole: "Tutto quello che la volontà umana ha di forte o di misterioso, che la sventura ha di sacro e di profondo, il poeta può intuirlo; o, per meglio dire, può individuarlo, capirlo, ed esprimerlo." (Lettera a M. Chauvet)

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