Agricoltura, nel 2013 hanno chiuso 33mila aziende

L’anno scorso sono state quasi 33 mila le aziende agricole che hanno chiuso i battenti in Italia, il 4% in meno sul 2012, con un tasso più elevato nelle aree del Nord-est con un -5,5%. È quanto è emerso dal secondo numero di Agrosserva, l’osservatorio Ismea-Unioncamere sulla congiuntura dell’agroalimentare italiano, sul IV trimestre dell’anno, presentato questa mattina nella sala Cavour del ministero dell’Agricoltura.

Il rapporto ha evidenziato anche come su 100 euro di spesa in prodotti agricoli freschi solo 1,8 euro, al netto di salari e ammortamenti, rimangono nelle tasche dei produttori. Cresce invece l’attenzione per l’eco-efficienza, visto che dal 2008 e il 2011, nella fase delle lavorazioni industriali, le imprese hanno ridotto del 23% la produzione assoluta dei rifiuti e fatto crescere la quota di rifiuti avviati al riciclo, fino a superare il 79% dei prodotti.

"L’agroalimentare è un punto di forza del nostro Paese, uno dei settori del rilancio per l’economia dell’Italia – ha detto il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina -. Attorno all’agroalimentare possiamo costruire uno dei pezzi rilevanti della nostra prospettiva generale". Presente alla presentazione anche il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, per cui "non dobbiamo mai darci troppe aspettative rispetto al tema dell’italian soundign perché è impensabile che nel giro di pochi musei possiamo trasformare questo tema in un valore economico", per questo "il lavoro fa fatto prima di tutto sulla ripartenza dei consumi interni". Martina non ha voluto anticipare le misure economiche che il Governo vuole mettere in atto ma sul suo ministero ha annunciato un cambio di passo: "Anche questo ministero ha avuto dei limiti, non ne faccio una questione di persone ma di capacità di condurre per mano tutti i soggetti in passaggi complicati. Verrebbe da dire ‘ora o mai più’, questo è il momento di fare questo salto di qualità, dove ciascuno non può pretendere di avere tutto quello da cui parte ma tutti devono poter riconoscere che nell’altro c’è un pezzo di verità".