Adesso Fini vuol tornare col Cavaliere – di Andrea Lorusso

Gianfranco ancora una volta cambia idea. Senza volerci soffermare sui precedenti cambi di opinione di cui per mesi, se non anni, si è già abbondantemente parlato, vorrei dare risalto a queste ultime dichiarazioni dell’attuale Presidente della Camera con cui dichiara che "Berlusconi continuerà ad essere un leader di primissimo piano, anche se sta cambiando il quadro politico". Ma come? Dopo averlo definito un monarca, un uomo irresponsabile ed irrazionale che sarebbe finito "decapitato"? Berlusconi, a suo dire, rappresentava una pagina buia della democrazia, del resto, come anche il Fascismo rinnegato in tempi non sospetti. Dopo avere abbandonato l’intransigente linea del partito di lotta (Movimento Sociale Italiano) per fondare il partito che guardasse al 2000 (Alleanza Nazionale), l’eclettico Gianfry abbraccia Berlusconi nella grande famiglia del Popolo della Libertà. Tuttavia le cose non andarono bene e la fronda interna, dopo avere organizzato le truppe, si apprestò a fondare Futuro e Libertà per l’Italia, a detta del fondatore una nuova destra capace di catalizzare il consenso di tutti gli scontenti di un partito che fosse rimorchio della Lega e figlio della più becera cultura razzista, xenofoba e antiprogressista. Vuoto di idee e privo di consensi, dopo avere più volte rinnegato non solo il suo passato remoto ma anche quello prossimo, l’ex missino s’é reso conto di avere imboccato una strada senza uscita, ed oggi con queste dichiarazioni prova a venirne fuori.

Per un politico che ha passato 30 anni nelle stanze delle Botteghe oscure non deve essere facile riuscire a mantenere un ruolo di primo piano sulla scena politica. Ci vuole una vita per costruirsi un’immagine e basta un attimo per finire nel dimenticatoio. Eppure il camaleontico futurista sembra riuscire a riposizionarsi in ogni frangente, quasi avesse in corpo un indicatore economico di costi ed opportunità.

Ma perché questa piccola retromarcia? Il cosiddetto Terzo Polo è opera di Pierferdinando Casini, che con la sua Unione di Centro decise a suo tempo di collocarsi nel mezzo e di giocarsi la carta dell’ago della bilancia per qualunque esecutivo che in futuro si fosse venuto a formare. Fini è stato accolto con un partitino di cui non si conosce il peso in quanto mai stato giudicato dagli elettori su base nazionale (alle ultime amministrative il partito di Fini ha oscillato attorno al 2% di media), ma sondaggi alla mano si districa tra il 2 ed il 4%, non proprio i risultati dei tempi d’oro di un’Alleanza Nazionale a quota 11%.

Queste premesse servono a far capire che il kingmaker del Terzo Polo non può essere lui, tantomeno può eternamente aggrapparsi allo scranno più alto di Montecitorio che prima o poi, ahimè, dovrà abbandonare. Quindi ha pensato bene di restaurare il rapporto con gli ex amici di partito in modo tale da non essere stritolato dalla futura balena bianca. Un uomo nato fascista e laico, può morire centrista e democristiano? Il Presidente della Camera ha bisogno di rifarsi una verginità politica in modo da ricostruire l’asse col centrodestra e presentarsi come il nodo di raccordo tra una parentesi al tramonto (quella berlusconiana) e una nuova fase in cui l’area moderata, tutta, si ritrova insieme contro le sinistre del domani.

A mio avviso, invece, registro la nuda e cruda incoerenza di un grande uomo politico ed istituzionale, che se solo non avesse sbagliato le mosse sarebbe potuto diventare la guida unica ed il garante dell’enorme patrimonio storico e culturale che fu di Giorgio Almirante e dello stesso Silvio Berlusconi. L’eterno delfino ha perso ogni occasione per diventare squalo. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando lavorava all’ombra di Almirante e a fianco del Cavaliere. Oggi, peggio per lui, lavora all’ombra di Casini. De gustibus.

Freedom24

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