Adesso avanti veloce con le riforme – di Marco Fedi

Il risultato elettorale ci affida una responsabilità politica alla quale dovremo saper rispondere. Il primo aspetto riguarda il nostro rapporto con l’Europa. Non mi sento di condividere letture del voto esclusivamente nazionali e domestiche. La prospettiva più vicina è chiara: il Partito Democratico, per le sue proposte e per i candidati eletti, donne e uomini di grande livello e capacità, è una forza europea per il cambiamento. Ed oggi deve farsi carico dell’esigenza e dell’urgenza di cambiare, in un Parlamento, per altro, molto diverso per composizione ed alleanze.

Il compito è arduo, difficile e richiede una concordanza di impegno e di azione a livello europeo con le forze politiche che con noi condividono l’urgenza di uscire dall’austerità e di investire sul lavoro, sulla crescita, di fare concreti passi in avanti in direzione degli Stati Uniti d’Europa. Tutti coloro che con noi lavorano per un cambiamento di rotta delle politiche europee e auspicano questo tipo di guida delle istituzioni europee dovrebbero darci una mano per raggiungere questi obiettivi.

Dal voto ci arriva anche una richiesta inequivocabile e forte di cambiare l’Italia. Sarebbe irresponsabile non trasferire il risultato anche sul piano nazionale. Siamo in presenza di un mandato a continuare rapidamente il percorso delle riforme: istituzionali, economiche, sociali, della pubblica amministrazione. Tra queste riforme, noi poniamo anche quelle per gli italiani nel mondo.

Dobbiamo poi aprire un confronto su cosa significhi questo risultato elettorale per il Partito Democratico: in termini di proposte politiche e programmatiche, di alleanze e di collocazione dello stesso Partito.

Il PD è nato con una aspirazione maggioritaria e bipolare. Le condizioni politiche degli ultimi anni, dalla nascita del PD nel 2008 ad oggi, non hanno ancora consentito la semplificazione del sistema politico. La riforma costituzionale e quella elettorale vanno in questa direzione. Dal voto degli elettori emerge una possibilità concreta di uscire finalmente da un sistema politico bloccato. Non è nata la nuova DC, ma è maturata negli elettori la consapevolezza che la politica deve trovare risposte convincenti, migliorare e far funzionare il Paese, ben oltre il tradizionale gioco delle parti e la vecchia dialettica ideologica. La stessa esperienza de l’Ulivo – positiva e necessaria – si prefiggeva l’obiettivo di creare queste condizioni.

Naturalmente, ora compiti e responsabilità sono nostre. Dobbiamo riuscire a costruire su questo risultato una forza incisiva e flessibile per il cambiamento; non uno zoccolo duro ideologico, ma un fattore di aggregazione e di dinamismo per rendere ancora più vicini, perché realizzabili, gli obiettivi di equità, giustizia sociale e crescita civile, economica e culturale delle nostre società.

L’anniversario della Repubblica di quest’anno deve ricordarci anche questa funzione essenziale della politica.

*deputato Pd eletto all’estero, residente in Australia

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