A proposito di Malinconico: nuovo governo, storie vecchie – di Gabriele Polizzi

CARLO MALINCONICO FIEG

Sono tempi duri per chi si mette in politica: altro che scendere in campo, si tratta di scendere nell’arena e trovarsi di fronte leoni affamati di carne umana. Il popolo ha le tasche vuote e guarda nelle tasche altrui con sentimenti poco benevoli. Soprattutto se gli propinano la solfa del cambiamento, mentre si scopre che nulla e’ cambiato. "U megghiu avi ‘a rugna", non siamo lontani dal tempo in cui ci si esprimeva con malcelata rassegnazione nei confronti di chi ambiva a presentarsi all’elettorato come risanatore dei costumi e professava onesta’ e trasparenza.
 
La differenza rispetto a ieri si puo’ sentire nei bar e nei luoghi di ritrovo più frequentati: il disprezzo ha preso il posto della rassegnazione popolare e una feroce caccia all’uomo alimentata da giornalisti d’assalto sta diventando il nuovo gioco di societa’ dei quartieri bassi. E potrebbe produrre effetti indesiderati. Perche’ la liberta’ va sempre difesa, in tutte le sue declinazioni, e di questo passo il rischio di astensionismo e di rifiuto alla partecipazione democratica potrebbe favorire i più forti.
 
Riflettiamo su questa ipotesi non troppo remota quando ci ribolle il fegato per l’ennesimo scandalo che investe i politici.
 
Se l’ormai ex sottosegretario all’Editoria Carlo Malinconico e’ stato costretto a dimettersi, incalzato dall’impatto mediatico e tradito dalle sue stesse balzane giustificazioni riguardo favori personali ricevuti da personaggi ambigui sottoposti ad inchieste giudiziarie, arrendersi dinanzi all’ennesimo esempio di malcostume e’ la reazione più sbagliata.
 
Si avvicinano elezioni politiche di grande rilievo per il nostro futuro e non dobbiamo assolutamente cedere alla tentazione di mandare tutti alla malora: la nostra rivolta civile culminante nell’astensione sarebbe vile e irresponsabile, tutt’ altro che foriera di quel cambiamento che vogliamo. Gli uomini passano, le istituzioni democratiche devono restare. Aspettiamo che il miracolo Monti produca i suoi effetti in Europa e metta a posto i nostri conti, poi torniamo a decidere del nostro destino scegliendo gli uomini più giusti senza illusioni, ma anche senza abdicare al nostro compito di scopritori e controllori di chi chiamiamo a governarci.

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