A casa i primi beagle liberati da Green Hill

Iris e Maria, madre e figlia di Belluno se ne vanno con il loro Jack, beagle di quattro mesi ‘liberato’ dall’allevamento Green Hill di Montichiari. E assicurano: ‘Quello del nostro divano e’ l’unico test che sara’ costretto a fare’. Iris e Maria sono tra gli affidatari che si prenderanno cura dei beagle i quali, col tempo, lasceranno la struttura nel Bresciano che alleva animali destinati alla sperimentazione, nel mirino delle proteste degli animalisti dal 2010 e ora sotto sequestro su ordine della Procura di Brescia che ipotizza il reato di maltrattamento di animali a carico dei vertici dell’azienda.

La prima ad arrivare da Green Hill, sotto l’occhio attento degli agenti del Corpo forestale e dei veterinari di Lav e Legambiente, che hanno verificato lo stato di salute dei cani, e’ stata una ‘fattrice’ gravida, che, intimorita dopo quattro anni di segregazione, ha fatto capolino dal ‘trasportino’ (la gabbietta per animali) nella quale e’ giunta al Comando di Brescia del Corpo forestale, dove era attesa come una star. L’ha presa in braccio il suo affidatario, Giuliano Floris, attivista milanese del coordinamento ‘Salviamo i cani di Green Hill’ che nell’ottobre scorso era anche salito sui tetti dell’allevamento per protesta (il 28 aprile scorso, quando fu arrestata una decina di animalisti, era di turno in un canile). ‘E’ solo il primo passo per liberare tutti gli animali destinati alla vivisezione, che vivono in condizioni ancora peggiori dei beagle: pensiamo ai maiali, ai conigli – ha detto tenendo in braccio la cagnolina che ha chiamato Vegan (anche se qualcuno preferisce chiamarla ‘Libera tutti’) -. E’ tutto il sistema della vivisezione da scardinare. La nostra e’ una protesta che e’ nata dal basso, da persone che non hanno voluto dare deleghe a qualche politico che, in queste occasioni, si fa vedere magari per il proprio tornaconto’. Tra gli animalisti nessun dubbio sul fatto che mercoledi’ prossimo i giudici del Tribunale del Riesame di Brescia confermeranno il sequestro, nonostante il ricorso di Green Hill che parla di campagna persecutoria. ‘Lei, comunque, non ci tornera’ mai piu’, dice Floris.

Le operazioni di affidamento dei beagle da parte delle due associazioni nominate custodi giudiziari sono cominciate e proseguite a rilento per tutta la giornata. Procedure complicate perche’ l’identificazione dei cani doveva essere certa ma qualcuno ha lamentato anche una scarsa collaborazione, se non una certa resistenza, da parte dell’azienda di Montichiari nel corso delle manovre. I beagle, comunque, accolti da applausi e anche da qualche lacrima liberatoria, a bordo di mezzi della Forestale sono arrivati e sono stati consegnati agli affidatari: alcuni vivranno a Roma, dove sono stati portati da Monica Cirinna’, parlamentare e responsabile delle politiche animali del Pd che li ha fatti viaggiare per la loro prima volta a bordo di un treno, Italo, da Milano alla Capitale. Altri andranno in varie citta’. Uno vivra’ a Bergamo. La famiglia Grassi, mamma Ombretta, papa’ Valter e figlio Richard sono arrivati di mattina presto a prendere il loro cucciolo maschio. Hanno dovuto aspettare fino al primo pomeriggio sotto il sole cocente ma se ne sono andati soddisfatti con il loro Iggy. Il nome del piccolo beagle e’ una perfetta sintesi tra musica rock e animalismo, dal momento che e’ un tributo a Iggy Pop, che del rock era chiamato l’Iguana. A Brescia c’era anche l’ex ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, sempre sulle barricate nelle battaglie animaliste: ‘Oggi – ha detto – manteniamo la promessa’. Una giornata di festa per gli animalisti in quella che e’ stata ribattezzata ‘Piazza della liberta’, davanti al comando della Forestale, in cui si sono succeduti gli applausi, gli abbracci, le lacrime. Una giornata in cui e’ accaduto qualcosa di ‘surreale’, invece, per i vertici di Green Hill: ‘Siamo esterrefatti – commentano -. Dopo innumerevoli controlli che hanno sempre verificato il pieno rispetto della legge da parte della nostra attivita’, siamo costretti ad assistere inermi a quello che consideriamo un sopruso, in grado di generare danni irreparabili non solo alla nostra azienda, ai suoi dipendenti, ma anche a tutti i medici e ricercatori impegnati ogni giorno nella ricerca scientifica’.

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