25 aprile, lettera a Mattarella – di Leonardo Cecca

Signor Presidente,

con rammarico, dai Suoi interventi, sono costretto a dedurre che l’Italia stia facendo un gran passo indietro su quella tanto desiderata strada della riconciliazione politica e sull’indispensabile revisione storica. Il presidente Napolitano sembrava avesse dato inizio ad una nuova epoca, quando con il suo primo messaggio al Parlamento riconobbe che anche la Resistenza si era macchiata di orrori poiché presentava "Zone d’ombra, eccessi, aberrazioni", ma, purtroppo tale ammissione passò nel dimenticatoio. Speravo, e non sono il solo, che Lei portasse un po’ di luce ad un passato troppo tenebroso, ma purtroppo non è così, le Sue parole: "Non c’è equivalenza possibile tra la parte che allora sosteneva gli occupanti nazisti e la parte che invece ha lottato per la pace, l’indipendenza e la libertà" e "Per noi democrazia oggi vuol dire anche battaglia per la legalità. Vuol dire lotta severa contro la corruzione. Vuol dire contrasto aperto contro le mafie e tutte le organizzazioni criminali", non lasciano presagire sviluppi atti a portare l’Italia a quella riconciliazione con il passato che la Spagna ha già attuato da decenni.

Ha dimenticato di dire che la democrazia innanzitutto si deve basare sulla  VERITA’, verità senza la quale tutto crolla. Perchè non analizzare, con spirito costruttivo e con animo sereno portato alla verità ciò che veramente accadde? Perchè sottacere sul fatto che fu l’Italia a chiedere l’aiuto ai tedeschi per far fronte allo sbarco alleato in Sicilia e, pertanto, i tedeschi non furono invasori e che l’afflusso massiccio delle loro divisioni avvenne solo dopo l’ 8 settembre, quando Badoglio rese noto l’ armistizio, firmato a Cassibile ben 5 giorni prima, tradendo non solo l’alleato tedesco ma anche le nostre forze armate che, senza ordini, si trovarono allo sbando? Perchè non spiegare il fatto che le fornazioni partigiane si formarono nell’autunno inoltrato del 1943 e non prima e perchè esse non confluirono nel Regio esercito in modo da combattere in divisa? 

Perchè si vuol continuare a sostenere che i repubblichini lottavano contro la pace e l’indipendenza e la libertà, quando in verità costoro erano soltanto dei militari che tennero fede al giuramento prestato alla Patria anche quando le cose si mettevano male? Sarebbe stato per costoro più facile cambiare bandiera, ma per loro l’onore veniva prima di ogni altra cosa. Forse hanno fatto la scelta sbagliata, in quanto hanno perso, ma non scherziamo sulla loro onorabilità e moralità. Ecco Signor Presidente di cosa hanno bisogno i giovani, conoscere la verità e solo la verità, senza riempire loro la testa con soluzioni di comodo. Quello che è stato e stato e più si tiene nascosto e più marcisce. Sarebbe anche ora di svelare, e poi mettere anche su essi una pietra tombale, tutti gli eccidi senza continuare ad enumerare quelli di comodo e sottacere quelli scomodi, che in verità sono più numerosi ed efferati, specialmente quelli compiuti dopo la fine della guerra. Impariamo dalla Spagna che su questo argomento ha molto da insegnarci. Lei in un Suo intervento ha portato l’esempio di Sandro Pertini e bene ha fatto poichè certe persone sono da ammirare, rispettare e portare da esempio. Pertini con molti altri non ha barattato la propria coscienza e la propria moralità e questo lo ha pagato a caro prezzo.

Se permette, Pertini e pochi altri sono distanti anni luce da coloro che, chissà per quale illuminazione divina, divennero apertamente ed orgogliosamente antifascisti solo dopo l’ 8 settembre e/o quando le cose per gli italo-tedeschi iniziarono a mettersi male; amen, ma non facciamone degli eroi e/o persone da imitare. Signor Presidente cerchiamo di imitare l’esempio che la Spagna da dato  con "La Valle de los Caidos", sarebbe un gran salto di qualità, di civiltà e di democrazia.

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