2017, l’evoluzione – di Giorgio Brignola

Mentre si questiona sull’Italia che sarà, tutti gli antagonisti, prese le loro “posizioni”, intendono imporsi. Ovviamente, in forma coalizzata. Sul campo del “dire” e del non “fare”, resta un’economia esanime. Se si escludono le sceneggiate, anche abilmente realizzate, non c’è nulla di veramente nuovo sul fronte politico nazionale. Per governare, occorre una solida maggioranza che, invece, non siamo riusciti a inquadrare. Certo è che tutti i partiti, piccoli, grandi, vecchi e nuovi, sembrano avere molto da dire. Tra Centro/Destra e Centro/Sinistra c’è la “sopravvivenza”; ma il lavoro sfugge da una realtà fatta apposta per renderlo impossibile.

Non saranno, di conseguenza le attuali alleanze a salvare il Paese, ma gli uomini. Magari pochi e determinati. C’è una forte diversità tra chi si presenta da “solo” e chi, invece, è in “compagnia”. Perché non basta vincere, bisogna essere messi nelle condizioni di poter continuare a governare e favorire quelle riforme istituzionali che dovranno traghettare l’Italia dal vecchio al nuovo. Il nostro sistema è minato da una patologia compromissoria che, per nostra buona sorte, può essere ancora cambiata. Basta volerlo. Quello che c’indispettisce sono le posizioni di studiata “neutralità”. O si è “pro” o si è “contro”. Le vie di mezzo sono senza sbocco. Entro il 2017, si dovrà tirare fuori il meglio per dare alla strategia politica ciò che le è sempre mancato. Chi è lontano del “coro” non sarà, almeno in quest’occasione, tagliato fuori. Chi ha un programma chiaro da presentare al Popolo italiano, ha le stesse possibilità di riuscire di quelli che sono in molti, ma “spaiati”.

Una volta varato il Potere Legislativo, che sarà il primo passo per promuovere il successivo rinnovamento, l’Esecutivo raccoglierà quello che avrà “seminato”. C’è l’incognita dei milioni di voti dall’estero che avranno, ne siamo convinti, un loro peso sugli equilibri politici nazionali. Con o senza Referendum Istituzionale. Ora, i tempi sembrano mutati. C’è chi ha avuto il coraggio d’uscire dalla cordata per offrire una posizione rinnovata negli intenti e negli obiettivi. Gli accordi sono, apparentemente, l’unica certezza per governare. Di fatto, le ottiche per vincere ci sembrano “rivissute” e, temiamo, con risultati identici. Vale a dire scadenti. A decidere sarà l’affluenza al voto e le preferenze che ne deriveranno. Proprio perché crediamo in valori che possono ancora essere tutelati, siamo per i politici che hanno avuto il coraggio dell’indipendenza dal carrozzone. Ritornerà la politica dei piccoli passi; anche perché la strada da percorrere sarà ancora in salita. Con la teoria che è meglio un “uovo” oggi, che una “gallina” domani, si andrà avanti. Ma anche i politici, si sa, non sono perfetti. Pure per questo motivo hanno deciso di “rimodernare” la loro funzione. A quelli che, invece, intendono “lasciare”, offriamo, da subito, tutto il nostro rispetto.

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