‘Puccini? Equilibrio tra musica e teatro’: parola del tenore Borrallo – di Alessandra Giorda

A “parlare” con ItaliaChiamaItalia di Giacomo Puccini, uno dei massimi operisti della storia della musica, è il tenore spagnolo Miguel Borrallo, considerato il nuovo Luciano Pavarotti. Miguel è un giovane e versatile tenore di grande esperienza artistica e solida formazione, dotato di voce duttile, sonora e di eccezionale qualità. E’ molto apprezzato dalla critica, da ABC, autorevole quotidiano spagnolo, a Tele5 e altri autorevoli media. Dopo Pagliacci dal 4 al 27 aprile al teatro de la Zarzuela, interpreterà Alfredo ne la Bohéme, uno dei capolavori pucciniani, in vari teatri per i primi venti giorni di maggio.

Di Puccini si dice che non scrivesse solo la musica, ma che la stessa fosse già per l’Opera. Come commenti?

“Se Puccini è diventato dopo tanti anni uno dei compositori più popolari del mondo dell’opera è perchè ha saputo trovare un equilibrio perfetto tra musica e teatro. La musica di Puccini ha una emozione che ti lascia la pelle d’oca dal primo minuto. E’ una musica bella, ma anche moderna, originale ma che beve dalle più feconde fontane della tradizione italiana. Puccini ha creato un fenomeno musicale che ha aperto le porte per altre forme musico-vocale come il musical americano, o la musica dei film americani dove la stessa era scritta per esprimere quello che succedeva non solo in scena, ma anche nell’anima del personaggio. Puccini come nessun altro sa emozionare arrivando dritto al cuore di chi ascolta, facendo nascere nel cuore del medesimo i sentimenti di gioia, paura, amore e tristezza che sono in quel momento nel cuore dei suoi personaggi”.

Cosa ami di Puccini e della sua musica che arriva dritta al cuore delle persone più comuni, come ad esempio la musica de La Bohéme?

“Quando canto La Bohème devo controllarmi, perchè nel momento della morte di Mimi inizio a piangere come un bambino. La musica di Puccini ha una magia, espressivitá e profonditá che non si trova negli altri compositori di Opera. Amo la musica di Donizetti, un grandissimo maestro, ma non ti fa piangere, ti può fare ridere come in Don Pasquale, ti racconta una storia come L’elisir d’amore, ma è nella musica dove si trova l’interesse, perchè racconta una storia molto semplice che diventa una opera maestra. Ti può fare vivere momenti drammatici ma sempre con un controllo stilistico perfetto orientato al virtuosismo degli interpreti. Invece con  Puccini si va piú lontano, la musica entra nel tuo cuore e va a braccetto con il sentimento. Proprio in questo era la genialitá di Puccini, un dono divino che  si poteva ritrovare in Verdi e Wagner.  Puccini è un compositore molto difficile da interpretare, perche è nell’espressivitá il fondamento delle sue opere. Non è tanto importante avere una grande voce o una bella scena, quanto fondamentale è raccontare la storia, in unione quasi religiosa tra musica e parola che il Maestro Puccini ha saputo creare”.

Il bel canto italiano è famoso in tutto il mondo. I cantanti italiani in che cosa si differenziano da quelli stranieri?

“Ho la grande fortuna di avere trovato un maestro di canto italiano, Vincenzo Spatola, nato a Palermo e che ora vive tra Milano e Madrid. E’ un grande insegnante di tecnica di canto, ma anche uno studioso del canto dei grandi cantanti del passato come Corelli, Pavarotti, Freni, Del Monaco o Di Stefano. Il canto italiano è franco e naturale, trova nella parola e nella musica tutto il necessario per esprimere quello che voleva il compositore. Il canto italiano è un canto generoso, ma sempre sotto il controllo di una tecnica molto esigente, un canto espressivo, frutto di uno studio profondo dello spartito e sempre in evoluzione. Come dice Spatola ‘La perfezione non si raggiunge mai, si cerca all’infinito’”.

Sei considerato il nuovo Pavarotti, quindi una voce con tecnica e musicalità italiana. Cosa ne pensi?

“E’ sempre un grandissimo onore essere chiamato cosí. Pavarotti è stato ed è un punto di riferimento artistico. Sono un suo grandissimo ammiratore. Cerco di trovare la facilitá nel canto che aveva lui e mi aiuta la tecnica al cento per cento italiana che ho trovato nel mio maestro che ha estrapolato da me doti che mi fanno assomigliare un po’ allo stile nel canto del Maestro Pavarotti. Tuttavia non voglio essere una copia di nessuno, ognuno di noi ha qualità ed espressività che fanno parte del proprio essere”.

Hai già cantato nel nostro Paese: che cosa ti piace dell’Italia e quando tornerai?

“L’Italia è la mia seconda Patria e ci vado ogni mese. Sto pensando di trasferirmi per un periodo per vivere nella ‘Patria dell’Opera’. Sono sicuro che sará una esperienza affascinante. Ho qualche progetto per cantare in Italia, ma non posso dire ancora nulla, senza dubbio però sono progetti di bel canto: questo sì, lo posso dire”.

Ti piacerebbe cantare nel prestigioso teatro Colon di Buenos Aires?

“Il Teatro Colón di Buenos Aires è senza dubbio uno dei Teatri più importanti del mondo, e ha una storia incredibile. Lì si sono esibiti i più grandi lirici del passato. Per me cantare al Colon sarebbe un grandissimo onore e un sogno che diventerebbe realtá. Ho tanti amici argentini che mi hanno sempre parlato della magia, del fascino, dell’altissimo livello  professionale che si trova in quel teatro e anche, perché non dirlo, della cittá di Buenos Aires, una delle piú belle del mondo”.

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